Cent’anni

Giuseppe Libralato nasce a Vedelago, frazione di Albaredo (TV), il 22 gennaio 1921.

Sesto di nove figli, cresce a Mortegliano (UD), dove la famiglia nel frattempo si è trasferita, con i genitori e i fratelli. Come lui stesso sottolinea, negli anni ’30 aveva già ottenuto la licenza della scuola elementare.

Nel 1941 l’Italia era ancora un Regno e si trovava coinvolta nel secondo conflitto mondiale. Così, il 22 gennaio, a vent’anni, Bepi riceve la cartuline e viene arruolato nel reparto del Genio presso la Caserma Spaccamela di Udine, dove inizia l’addestramento e diventa autista di mezzi pesanti.

Più tardi, in seguito all’occupazione della Jugoslavia da parte delle armate tedesche e italiane, le truppe friulane vengono trasferite a supporto del confine orientale e Bepi viene inviato nei pressi di Fiume, da dove si sposta lungo la costa, spingendosi fino a Zara, Spalato e Ragusa (Dubrovnik).

In conseguenza all’armistizio dell’8 settembre del ‘43, l’Italia diventa tuttavia nemica dell’Asse e riposte le armi, i soldati italiani al fronte orientale si trovano assediati tra le truppe tedesche e la resistenza partigiana di Tito.

A questo punto, Bepi finisce per essere catturato dai tedeschi e dopo un lungo viaggio, arriva in Germania, nello stabilimento vicino a Braunschweig/Fallersleben (Wolfsburg), una succursale della Volkswagen.

Qui trascorre due anni, lavorando ed entrando per la prima volta a contatto con i prigionieri ebrei, segregati nei reparti nascosti dello stabilimento.

C’è un evento che Bepi menziona spesso: “Il guardiano della centrale sfamava le galline con gli scarti di cibo della cucina. Un giorno, noi l’abbiamo seguito e abbiamo rubato le bucce delle patate, sottraendole al pollame. Siamo stati visti e per punizione ci siamo presi 36 vergate sulla schiena.”

Liberati dagli Americani, dopo mesi in stallo, i prigionieri riescono infine a lasciare il campo e rientrare a casa.

Nel giugno del 1945, Bepi, 39kg di peso, fa ritorno a Mortegliano.

Nell’immediato e difficile dopoguerra, sfruttando la patente di guida ottenuta da militare, diventa dipendente della Bertoli, dove lavora come autista per 38 anni, trasportando ferro in tutta Italia. Trafilati e laminati utilizzati per le grandi opere infrastrutturali del boom economico: autostrade, ponti, la diga del Vajont, e così via.

Nel 1950 si sposa con Rina, con cui ha due figli, Miria mancata nel 2008 e Valerio. Un matrimonio che lo porterà a celebrare le nozze di diamante, dopo 69 anni d’amore.

Rina lo lascia a fine 2019 e Bepi continua a vivere autonomamente, seppur amorevolmente assistito da Anna (collaboratrice di famiglia) e sempre supportato dal figlio, dai quattro nipoti e dalle due nipotine, che l’hanno reso bisnonno.

Oggi continua a vivere a Udine, e in pensione dal ’78 conduce una vita particolarmente attiva: pratica esercizi di ginnastica ogni mattina, fa passeggiate pomeridiane nel circondario e ogni giorno trascorre almeno dieci minuti sulla cyclette.

Grande tifoso dell’Udinese, segue con forte entusiasmo calcio, ciclismo, sci alpino e molti altri sport. Nel contempo, partecipa attivamente alla politica italiana, interessandosi di questioni internazionali, incluse le elezioni americane, l’impeachment di Trump e l’andamento della pandemia nel mondo.

Durante il giorno, sfrutta le ore di luce per leggere con estrema cura ogni articolo del Messaggero Veneto, mentre di sera si dedica attentamente ai notiziari televisivi, commentando i fatti di attualità e cronaca con profonda partecipazione, senza farsi sfuggire mai nulla.

A 100 anni, compiuti il 22 gennaio 2021, con alle spalle 4 milioni di chilometri e più di 80 anni di patente, guida ancora serenamente l’auto e dispensa osservazioni a chiunque incontri sul suo cammino, essendo peraltro raramente in torto!

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