Nepal

Stamattina ho prenotato il volo per il Nepal. Il sito della Qatar non mi ha dato molta alternativa, suggerendomi due voli particolarmente economici e mettendomi di fronte al fatto di smetterla di procrastinare.

D’un tratto sono sulle montagne russe, afferro la sbarra metallica e fredda di fronte a me e spalanco gli occhi. In pochi minuti, senza veramente rendermene conto, ho compilato gli spazi bianchi, inserendo i miei dati e quelli del mio “contatto d’emergenza”, mio padre. Mi sento sola davanti ad un burrone: “Salto? Sono salita fino a qua, perché non procedere?” Eppure, vedo una lastra di pietra che sporge dalla parete di fronte: “Se cado, penso, atterrerò lì, ad un’altezza non esageratamente pericolosa”. La mamma mi sussurra di andare. Prenoto. Piango.

Con il viso rigato di lacrime, come Dante alla spiaggia dell’Antipurgatorio, sento la mancanza di Virgilio che mi porge il giunco e mi mostra come lavarmi le guance. Cerco la foto della mamma, quella con la bella bimba tibetana. Poteva avere appena qualche anno più di me e io, la stavo rincorrendo. Piango ancora, con il cuore che cede e il fiato corto. In silenzio.

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Non ho mai veramente desiderato viaggiare da sola, mi è sempre piaciuto pensare al romanticismo dell’avventura di coppia, le esperienze di vita che si fanno con una persona speciale. Fare un viaggio è un po’ come iniziare una convivenza, fatta di quotidianità scomode, desideri contrapposti, momenti di forzata condivisione, e poi scoperte sensazionali, emozioni inebrianti e arricchimenti di spirito: esperienze che andrebbero gelosamente coltivate e protette.

Inizialmente, avevo proposto a Michele di accompagnarmi, ma istantaneamente, dopo aver incassato la sua inaspettata reazione, sono stata fin troppo reattiva alla mia stessa indifferenza e, quasi compiaciuta e sollevata, ho deciso che quello sarebbe stato un viaggio solo per me. E oggi ne ho avuto la conferma, mentre riflettevo e mi abbandonavo, vinta dai pensieri e dalle sensazioni che mi avevano ormai conquistata. Forse, fin dall’inizio, avevo sentito di dover partire da sola per il Nepal, una destinazione che per me era troppo carica di intimità e di significato per essere condivisa, in questo particolare momento, con altri che non fossero me.

Ogni viaggio è una ricerca, la mia è l’incessante ed instancabile voglia di conoscere, un bisogno primitivo ed intimo di cercare me stessa, forse il medesimo, che trent’anni fa aveva spinto la mamma a fare lo stesso. Dunque, tra qualche mese lascerò nuovamente indietro la mia vita e con essa parte di me, per andare a cercare, lontano, la mia mamma; e poi tornare, riportando a casa un pezzettino di quella lei, e di quei suoi occhi, ancora intensamente scuri e vitali, che le dipingevano in volto uno sguardo luminoso e profondo come il suo cuore.

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