La Finestrella

Viaggio in treno, siedo in uno dei posti da quattro. Quello di fronte a me è occupato da uno zaino, il cui proprietario, un bel tipetto, un po’ impettito, è seduto lì affianco. Il classico quarantenne, single, istruttore di yoga, abbronzato e attentamente curato: insomma il classico aspetto da uomo che acchiappa. Porta un paio di occhiali da sole; le lenti chiare a specchio nascondono uno sguardo che riesco in ogni caso a decifrare. Ha gli auricolari alle orecchie, bianchi, come la maglietta, che s’intona alla carnagione della sua pelle. “La prossima è Castel Bolognese?” Particolarmente sorpresa e, oltremodo dispiaciuta, gli rispondo gentilmente di non saperlo. Guardo fuori dal finestrino in cerca di un indizio o, forse, per prendere tempo. “Tu vai a Ravenna?” mi chiede di nuovo. Annuisco, senza avere il tempo di aggiungere… “Viaggio lungo, vivi lì?” Nuovamente stupita, rispondo che si, vivo lì, ma che in realtà il tragitto da Udine è di solito molto peggio. Mi chiede ancora se lavoro, cosa faccio e in una manciata di minuti mi srotola davanti agli occhi il suo curriculum, tra biografia, studio e carriera. “Faccio anche massaggi, hai mai provato?” Colta ancora alla sprovvista, comincio a temere di addentrarmi in una conversazione che non so dove potrebbe portare. “Ma tu cammini scalza?” A questo punto mi scappa una risatina genuina e gli spiego che generalmente no, non lo faccio. Nel frattempo, mentre parlo mi viene in mente quanto io in realtà ami camminare a piedi nudi e penso a come potrei fargli capire che ha di fronte una persona piuttosto incline a questo genere di cose. È incredibile come io mi faccia prendere dalle mie considerazioni mentali, persino in momenti come questi, quasi per paura di non essere letta correttamente. “Posso fare una cosa?” Il mio compagno di viaggio aveva intanto proseguito nella sua dissertazione, adesso sullo spessore della pelle della pianta del piede e tutto il resto. Non ho il tempo per accennare un velo di leggera inquietudine dentro gli occhi, che mi vedo sfilare lo stivaletto: “Guarda, non mi pare proprio il caso…” “Ti toglieresti il calzino?” In un istante mi balenano in mente le immagini sovrapposte delle vie di Bologna, una street view di chilometri percorsi con quegli stessi piedi, che mi riporta indietro, riavvolgendo il nastro delle ultime giornate di visite: rivedo via Oberdan, il Museo della Strage di Ustica, la Finestrella, fino a Ravenna e Sant’Apollinare, la Tomba di Dante, il Mausoleo di Galla Placida, San Vitale, Teodorico…!

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Sorrido, visibilmente accalorata, attonita ma rilassata, leggermente distesa sullo schienale, con il piede, nudo, sotto le mani esperte di quell’uomo, che mi massaggia come fosse la cosa più naturale del mondo. Ho paura di girare lo sguardo verso la passeggera seduta nei posti affianco, ma vengo inaspettatamente colta da un altro pensiero: “Che schifo, poi mi vorrà pure dare la mano”. Resto lì, basita, mentre incasso nuovi complimenti, finché lo vedo alzarsi, tendermi il braccio come da copione e salutarmi con tale disinvoltura, prima di scendere dal treno ed uscire, com’era comparso, dalla mia vita.

 

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